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Le radici e il futuro della democrazia diretta nel terzo incontro pubblico di Partecipattiva

Più potere ai cittadini - 4 maggio Vignola - strumenti per la democrazia diretta

Mercoledì 4 maggio la Sala Consiliare del Comune di Vignola ha ospitato il terzo e ultimo incontro pubblico di approfondimento del percorso Partecipattiva. Il tema non poteva che essere quello: la democrazia diretta. In particolare gli ospiti della serata, Andrea Morrone (professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna) e Paolo Michelotto (esperto di strumenti di partecipazione democratica) si sono soffermati sulle radici della democrazia diretta e sulle sue prospettive in una comunità evoluta del XXI secolo.

Le radici della democrazia diretta e la crisi della rappresentatività

Andrea Morrone ha ricordato come la crisi della rappresentanza parlamentare, oggi in una fase particolarmente acuta, non è una novità del nostro tempo. Se ne parlava già nell’Italia liberale, cent’anni fa. Dopo la scelta referendaria in favore della Repubblica nel 1946, la Costituzione del 1948 fu un fattore di discontinuità nella storia italiana rispetto alla monarchia liberale che aveva fatto l’Italia. La Carta fondamentale si regge su un’idea diversa di partecipazione alle forme di organizzazione della politica: la sovranità popolare. Un concetto denso di significato, perché dentro l’idea di Repubblica c’è l’idea di una società scelta liberamente da coloro che vi si riconoscono e vogliono quel modello.

Altro importante fatto della Costituzione è che la sovranità popolare sostituisce la sovranità della nazione, lasciando spazio all’idea che le forme del potere si costruiscono attorno a due grandi traiettorie: la partecipazione immediata (con strumenti diretti tipo il referendum istituzionale o altri strumenti di democrazia diretta) e la partecipazione mediata (attraverso i rappresentanti eletti nelle assemblee elettive a ogni livello). Il partito politico venne individuato come lo strumento di intermediazione tra popolo e istituzioni, perché strutturato e capace di attrarre gli interessi attorno a idee forti svolgendo quelle sintesi che sarebbero state messe in confronto dialettico con quelle degli altri partiti.

Questo sistema è entrato in forte crisi. Non ci sono più i grandi partiti del ‘900, quelli di massa, e dunque non c’è più nessuno in grado di selezionare le domande emergenti all’interno della comunità.

I referendum in Italia hanno avuto vita travagliata – ha poi spiegato ancora Andrea Morrone – perché sempre visti con diffidenza da chi vive la politica in partiti e istituzioni e mai stata vissuti come un vero contributo alla discussione pubblica. Guardando la vicenda dei diversi referendum proposti nella storia repubblicana, ci si accorge però che hanno svolto un ruolo cruciale in molte occasioni, mettendo in moto discussioni che non si sarebbero fatte nei normali canali politici.

Di fronte a una crisi della rappresentanza, l’idea democratica stessa è in difficoltà. La patologia nasce quando le istituzioni non sono più in grado di lottare per il mantenimento e il miglioramento delle condizioni di vita. Le assemblee a tutti i livelli non svolgono più queste funzioni, che si sono spostate verso gli esecutivi (governi, presidenti, sindaci etc…). D’altro canto gli strumenti referendari che abbiamo ad ora hanno dato prove ambigue; hanno sì sollecitato idee e messo in moto processi, ma molta parte di queste decisioni sono state sovvertite o sostituite da altre decisioni.

Sono proprio i comuni – ha poi terminato Morrone – il luogo in cui sperimentare nuove forme di integrazione politica e democrazia diretta. A Vignola l’Amministrazione ha l’ambizione di pensare la cosa comune come qualcosa che si concretizza in processi di partecipazione e discussione. Ripensare le forme della partecipazione è quindi una prima preziosa risposta alla crisi della rappresentatività. Oggi a Vignola si mette in moto un processo che potrà essere d’esempio anche per gli altri.

Strumenti innovativi di democrazia diretta

Paolo Michelotto ha invece illustrato, riallacciandosi al recente incontro tematico sulle diverse forme di referendum tenuto all’interno di Partecipattiva, lo schema di La Parola ai Cittadini, uno degli strumenti che l’Amministrazione propone di inserire nello Statuto comunale.

La Parola ai cittadini nasce per portare le proposte dei cittadini all’interno del consiglio comunale. Esistono già metodi per farlo, ma rischiano di prendere molto tempo e ottenere scarsi risultati. All’origine c’è dunque la domanda: come fare in modo che i cittadini possano avanzare proposte, discuterle, e portarle rapidamente in consiglio comunale?

La Parola ai Cittadini prevede poche regole: un incontro solo, serale, in cui tutti i cittadini presenti possono avanzare proposte, che tutti possono discutere. Ogni proposta viene presentata in un minuto, e viene votata immediatamente dopo. Dopo che le proposte emerse sono state discusse tutte durante la serata, le più votate sono portate in consiglio comunale (in genere tre). Come? Invitando tutti i consiglieri comunali e assicurandosi la presenza di alcuni di loro che possano presentarle come mozione personale. A Vignola sarebbe la prima volta che lo strumento viene inserito nello Statuto comunale.

La Giornata della Democrazia è un altro degli strumenti innovativi proposti per l’inserimento nello Statuto. Si rifa ai town meeting degli Stati Uniti e permette di discutere per un’intera giornata di un determinato argomento. I cittadini possono essere chiamati per selezione casuale nelle liste elettorali. Il metodo consiste in un’alternanza di tavoli ristretti e assemblee plenarie dove si mettono in campo le diverse opinioni esistenti. Alla sera le molte proposte emerse si sono scremate fino a far emergere quelle più condivise, che vengono accolte nel processo decisionale dalle assemblee elettive.